La Meccanica delle Fortezze – Un percorso storico nell’evoluzione della scienza e tecnica militare per la costruzione delle fortezze di Palmanova, Gorizia e Gradisca d’Isonzo.

Il Castello di Gorizia

Video

Episodio 1 (durata 2 min 37 sec) Il viaggio è stato lungo e faticoso (guarda il video) Dopo un lungo viaggio, una nobildonna inglese di fine ‘800 arriva a Gorizia. Un gran tour nella meraviglia alla scoperta del Castello e della città di Gorizia, tra parchi e palazzi signorili, per poi prosegurie verso Gradisca d’Isonzo e Palmanova.

Episodio 2 (durata 3 min 17 sec) Ebbene, si. Sono Hedmond Halley (guarda il video) Edmond Halley racconta la sua esperienza a Gorizia: passata la Porta Leopoldina, un imponente castello domina il Borgo. Suo punto di forza, la posizione sulla collina, che non permetteva all’artiglieria nemica di avvicinarsi.

Episodio 3 (durata 3 min 58 sec) Progetto del torrione del Castello (guarda il video) La Dama entra in Castello. Camminando tra le ampie stanze, inizia a raccontarne la storia, l’evoluzione e le caratteristiche. Sulla scrivania, un foglio con il progetto di un torrione a firma Edmond Halley.

Episodio 4 (durata 3 min 22 sec) La Polvere da sparo è più efficiente (guarda il video) Halley, dal suo studio, e la Dama, dall’interno della fortezza, descrivono le migliorie alle opere fortificatorie del castello, rese nel tempo più adatte allo sviluppo e all’efficacia delle nuove armi da fuoco.

Testi di Alberto Prelli

Il castello di Gorizia risale all’XI secolo e subì nel tempo modifiche. Presentava le perfette caratteristiche di un castello medievale. Era situato in alto su un colle, aveva una cerchia muraria in blocchi di pietra, con un paio di alte torri. All’interno della cinta c’erano edifici di residenza e un mastio costituito da un’alta torre quadrangolare, che permetteva una visione a trecentosessanta gradi sul territorio circostante. La fortificazione era adatta a sopportare le tradizionali macchine d’assedio del tempo, catapulte e trabucchi, che gettavano proiettili, generalmente in pietra, con tiro arcuato per superare le alte mura e colpire all’interno case e depositi, piuttosto che abbattere le mura.

Già nella prima metà del XIV secolo comparvero sui campi di battaglia le bombarde, che, inizialmente, furono usate contro deboli bersagli. Non erano né grandi, né affidabili, si surriscaldavano, col pericolo di spaccarsi e uccidere gli artiglieri. Questi pezzi sparavano orizzontalmente con una gittata limitata, di conseguenza, per un utile impatto sulle mura, dovevano essere piazzati molto vicini all’obbiettivo, col pericolo di essere danneggiati, o catturati, da una sortita degli assediati. Le bombarde avevano certamente l’effetto psicologico del frastuono che terrorizzava il nemico.

Ancora nel XVI secolo gli esperti consideravano che porre i cannoni a meno di 100 metri fosse insicuro, e a più di 280 metri troppo lontani per essere efficaci.

Dati questi inconvenienti le fortificazioni del tradizionale castello potevano bastare senza grandi aggiornamenti, così catapulte, trabucchi e altre macchine ossidionali continuarono a giocare il loro ruolo fino al XV secolo.

In ogni caso, durante la seconda fase della Guerra dei Cent’anni in Francia nel 1430 grandi cannoni provocarono seri danni nelle mura di un maniero, tanto che la guarnigione capitolò.

Sebbene fortezze, posizionate in luoghi vantaggiosi e al di là della portata dei cannoni, potessero resistere, dopo la metà del ‘400 i pezzi d’artiglieria dei principali stati potevano ridurre in macerie la maggior parte delle difese verticali in pochi giorni.

Per esempio, nell’assedio di Costantinopoli del 1453, Maometto II utilizzò una nuova devastante e molto costosa arma: un gigantesco cannone. Era lungo 8 metri, pesava 50 tonnellate, per trasportarlo ci volevano 100 buoi, sparava proiettili di pietra di 1 quintale, dal diametro di 3 metri. Con quest’arma riuscì ad abbattere le mura della città. In questo caso, però, sono evidenti la mancanza di risposta adeguata da parte degli assedianti e il fatto che solo le finanze di un grande monarca potevano sostenere il costo di costruzione, trasporto e utilizzo di un tale pezzo d’artiglieria.

Dalla metà del ‘400, progressivamente, venne migliorata l’efficacia della polvere da sparo, i proiettili di pietra furono sostituiti da quelli di piombo, o di ferro, che procuravano maggiori danni alle mura medievali, e, infine, la metallurgia progredì, rendendo possibile fondere cannoni più grandi e con più forza penetrante.

Sotto il dominio della Repubblica di Venezia, che aveva conquistato il Friuli nel 1420, furono migliorate le opere fortificatorie del castello di Gorizia per renderle più adatte allo sviluppo delle nuove armi da fuoco. Fu abbattuta l’alta torre del mastio, facile bersaglio dell’artiglieria, realizzata sulle mura una larga torre rotonda per poter sostenere il peso e il rinculo di pesanti cannoni. Rinforzare le cortine e ispessire le torri, per assorbire l’impatto dei proiettili nemici, erano accorgimenti utili, ma rimanevano nell’ambito delle tradizionali difese verticali, che potevano solo dilazionare gli effetti dei colpi di una batteria di cannoni.

Già nel 1440 Leon Battista Alberti suggeriva che una fortificazione sarebbe stata più efficace se realizzata in linea spezzata, come i denti di una sega. Immaginava anche che la forma stellare fosse la migliore e offrisse maggiore protezione, utilizzando il tiro incrociato.

Nel 1500 morì il conte Leonardo di Gorizia e il castello passò all’imperatore Massimiliano I d’Asburgo.

Nel 1508 l’imperatore e la Serenissima entrarono in conflitto. Gorizia fu attaccata da Bartolomeo d’Alviano, comandante l’esercito veneziano, e il castello in pochi giorni si arrese.

La città e fortezza dopo il 1514 tornò in mano all’imperatore, che proseguì i lavori di adeguamento. Attorno al castello fu realizzato un forte poligonale a tre baluardi a punta, come prevedevano le nuove teorie dell’architettura militare.

Nel XVII secolo il castello fu utilizzato come carcere e caserma. La fortificazione fu ulteriormente aggiornata.

Nei primi anni del ‘700, su richiesta dell’imperatore Leopoldo I, la regina inglese Anna Stuart inviò lo scienziato Edmond Halley in missione diplomatica. Lo scopo era quello di mappare le coste dalmate dell’alto Adriatico e individuare un ampio porto in cui poter far attraccare i vascelli. Halley esaminò anche Trieste, che giudicò inadatta.

Da lì si recò a Gorizia, dove il capitano della contea Gio Filippo di Koblez stava lavorando alle opere difensive che abbracciavano il borgo e il castello. Halley, che praticava anche l’ingegneria militare, secondo la testimonianza del sacerdote Giovanni Maria Marussig, mise mano al progetto di un nuovo bastione, collegandolo con una lunga e spessa muraglia verso Castagnevizza ad un altro bastione, il quale si univa con altro muraglione alla Porta Leopoldina, realizzata nel 1660.