Descrizione Progetto

Piazza Grande e centro storico

Piazza Grande è la piazza principale di Palmanova, fulcro della vita cittadina, cuore del centro storico e della fortezza. Realizzata dai Veneziani nel Seicento, era denominata Piazza d’Armi perché in essa si radunavano le guarnigioni per le esercitazioni militari. Di forma esagonale, presenta al centro un basamento in pietra d’Istria da cui si innalza un imponente pennone, comunemente denominato stendardo, simbolo della fortezza stessa. Su questa piazza si affacciano i più importanti edifici storici veneziani, improntati all’austera architettura militare, come il Duomo Dogale, il Palazzo del Provveditore Generale, la Loggia della Gran Guardia, il Palazzo del Monte di Pietà e il Palazzo del Governatore delle Armi. Interessante osservare come tutte le vie radiali dipartano e convergano al cuore della fortezza, esaltando la stretta connessione tra l’impianto urbanistico e le fortificazioni. Circondano la piazza undici statue che rappresentano alcuni dei provveditori generali della fortezza.

Il Duomo Dogale

Il Duomo Dogale, dedicato al SS. Redentore, fu costruito tra il 1615 e il 1636 sotto al direzione dell’Ufficio Fortificazioni di Venezia. La facciata, in pietra bianca d’Orsera e grigia d’Aurisina, è divisa in due ordini: uno inferiore, di semicolonne giganti, e uno superiore con tre nicchie per le statue del Redentore e
dei Santi Marco e Giustina. Sul timpano vi è un leone alato la cui versione originale, distrutta dai francesi nel 1797, fu sostituita con quella attuale dello scultore palmarino Ferdinando Busetti (1893-1894). L’altezza ridotta del campanile evitava che la costruzione fosse esposta alla gittata delle artiglierie nemiche. Il Duomo presenta al suo interno un’unica navata a capriate lignee e custodisce la Pala delle Milizie del Padovanino, la Madonnina lignea attribuita a Domenico da Tolmezzo e, nella sagrestia, la galleria coi ritratti di alcuni Provveditori Generali.

Stendardo

Al centro di Piazza Grande sorge un basamento in pietra d’Istria, con tre vere da pozzo, costruito nel 1611 sotto il provveditore generale Giovanni Pasqualigo. Sulla sua sommità si erge lo stendardo, testimonianza simbolica della storia della fortezza di Palmanova: sul pennone si sono visti innalzare il gonfalone di San Marco, la bandiera francese, l’aquila asburgica e, infine, il tricolore italiano.
L’attuale antenna, alta 28 metri, è stata installata nel 1893, in sostituzione dei precedenti pennoni in legno. Lo stendardo è anche un simbolo cittadino, chiamato amichevolmente dai palmarini “Mario”.

Colonne con statue bronzee

In Piazza Grande, all’imbocco dell’asse viario di Borgo Aquileia, troviamo due colonne. Sulla loro sommità poggiano due sculture le cui versioni originali sono oggi conservate presso il Civico Museo Storico di Palmanova. La scultura raffigurante l’arcangelo Michele di fine Cinquecento è una evidente allegoria della giustizia divina. La seconda figura, di fattura seicentesca, presenta invece ancora molti dubbi interpretativi. Durante la dominazione veneziana, tra queste due colonne venivano giustiziati i rei della fortezza.

Stele del Priuli

In Piazza Grande si trova la Stele o Piramide della Verginità. Questo monumento in marmo, poggiato su un basamento di tre gradini, venne commissionato dal provveditore Alvise Priuli nel 1654, con l’intento di simboleggiare l’inviolabilità della fortezza, mai sottoposta all’assedio del nemico.

Statue dei Provveditori

In Piazza Grande si trovano ad accogliere i visitatori le statue di undici dei Provveditori Generali che governarono la città di Palmanova. Questa carica, istituita fin dalla fondazione della fortezza, era considerata tra le più prestigiose della Repubblica di Venezia, poiché apriva la via all’eventuale carica di Doge. La specifica identificazione di queste statue risulta incerta. Nel 1691, infatti, le iscrizioni e gli stemmi scolpiti sui relativi piedistalli vennero cancellati per una legge volta a evitare il culto della persona dei singoli funzionari della Repubblica. L’unica epigrafe di cui si conosce il testo, perché riprodotto in un manoscritto di famiglia, è quella dedicata al provveditore Giovanni Sagredo.